http://www.elpais.com/fotogaleria/imagenes/censuradas/Berlusconi/6527-3/elpgal/
cosa dirà silvio alla luce di queste calde immagini? si prevedono grasse risate…
leggete e guardatene tutti… prima che spariscono
http://www.elpais.com/fotogaleria/imagenes/censuradas/Berlusconi/6527-3/elpgal/
cosa dirà silvio alla luce di queste calde immagini? si prevedono grasse risate…
leggete e guardatene tutti… prima che spariscono
sono pessima…
ho dimenticato il primo compleanno del mio blogghino…
è stato un paio di settimane fa ma sono ancora in tempo.. il blog è il mio!!!
e allora happy B-day to me e a tutti voi che almeno una volta siete passati di qui!!!

ma tu credi nel destino? e se così non fosse come interpreteresti le fatalità?
io nel destino ci credo. e credo anche che se fai del bene altro bene ti tornerà ma che se fai del male non ti si ritorcerà contro semplicemente prima o poi capirai di aver fatto del male e che sarà quel solo pensiero che ti toglierà la felicità, poi credo nelle fatalità, nelle coincidenze, nella necessità umana di dover compiere degli errori, credo nelle illusioni, nella speranza, nella felicità e soprattutto credo che ogni tanto dovrei spegnere sto cazzo di computer ma poi credo che mi manchi tu e che sono contenta che il destino ci abbia fatto incontarare!
io non ho mai creduto nel destino, perchè ho sempre confidato nelle mie forze ritenendole creatrici del mio percorso, delle mie cadute, dei miei sbagli, e delle mie tante gioie. però come si suol dire: l’ unione fa la forza, più forze insieme sono in grado di manipolare e plasmare qualsiasi forza immane.
Parigi è un amante imperfetto: ti coinvolge e ti respinge, ti scruta,ti avvicina e quando manca solo un pelo per cadere ai suoi piedi ti allontana, ti seduce e ti abbandona, per poi riconquistarti, ti fa entrare nella sua famiglia, e tu ne sei quasi lusingato, ma questa non ti accetta. questa è la mia metafora di parigi.
Mi è piaciuta la tua risposta, hai ragione…come fai bene a credere in ciò che credi, però crederci è una cosa..viverle è un’ altra…
credo di capire la tua metafora parigina. un’attrazione/repulsione simile l’ho provata lì dove ho lasciato una parte di me e ne ho trovata un’altra che non sapevo di avere (nè di essere), lì dove ho creduto di poter fare a meno del destino, sbagliandomi. bhè lì ho creduto anch’io che tutto ciò che contava fossero le mie forze, non solo per restare lucida in quell’ebbrezza metropolitana, ma anche e soprattutto per riuscire ad estrapolarne il meglio, per riuscire a decifrare i messaggi che palesi o più nascosti erano stati messi lì per me… goditi la tua caccia al tesoro, perchè alla fine di questa esperienza è questo ciò che troverai, un tesoro preziosissimo che porterai con te che farà parte di te.. sarai tu il tuo tesoro e lo sarà la consapevolezza di esserlo.
Anche stamattina, come da un mese a questa parte, ho acceso il mio adorato portatile tappezzato di adesivi e ho iniziato a cercare qualche bella piattaforma dove piazzare il mio curriculum, ho fatto il giro delle community cui sono iscritta, ho scaricato la posta e come sempre ho bazzicato un pò su internet. Stamattina però ho fatto qualcosa che sono sicura al 100% ognuno di noi almeno una volta ha fatto: mi sono googolata! cioè ho inserito il mio nome e cognome nella casella di ricerca di Google per vedere quanto sono famosa nella grae rete… si vabbè un pò da egocentrica ma chi non lo è? e poi quando lo sforzo della ricerca è praticamente pari a zero la curiosità aumenta no? comunque..non credevo di essere così popolare!hahahaha
vabbè il primo risultato della ricerca è stato anche il più prevedibile, e cioè il mio profilo sul sito su cui ho pubblicato la mia tesi di laurea , e tanti altri link che però portavano sempre alla stessa pagina. Secondo risultato rilevante è stato il sito per cui ho lavorato questa estate a Berlino (esperienza per la quale sarebbe opportuno aprire un blog a parte), e ho scoperto che relativa allo stesso sito esce anche la mia foto se viene affettuata la ricerca per immagini e non per keywords…WOW… altro risultato, quello che mi ha resa più felice e fiera, è stato il post di un ragazzo gentilissimo grazie al quale ho potuto completare la mia tesi di laurea che si componeva tra i tanti capitoli, anche di un’intervista qualitativa relativa al programma di advertisig descritto nel lavoro. Quel post mi ha fatto molto piacere, lui ringrazia me per averlo citato nella bibliografia di una tesi che forse nessuno leggerà, ma in realtà sono io che ringrazio lui e tutti i suoi colleghi che hanno dedicato un pò del loro tempo a rispondere a noiose domande e a fornirmi chiarimenti riguardo il loro lavoro consentendomi così di completare il mio. Non so chi di loro passerà mai da queste parti ma ci tengo a farlo lo stesso: GRAZIE A TUTTI VOI
!!!
Dire che ho festeggiato è poco… anzi, è dire niente!eppure ancora non sono sicura di aver scaricato tutta la tensione che avevo accumulato, non credo di essermi sentita così in ansia per qualcosa prima d’ora, non sono per nulla un tipo ansioso e ancora meno mi importa di fare brutte figure. Ad esempio, ogni volta che avevo un esame era già tanto se iniziavo a studiare una settimana prima, giusto il tempo per capire di cosa avrei dovuto parlare, e poi arrivati al giorno X giù a improvvisare e a parlare a ruota libera, ovvio, dove era possibile! ma in linea di massima me la sono sempre cavata. E’ una mia grande caratteristica, forse anche il mio pregio migliore, improvvisazione e lingua sciolta. In ogni situazione riesco a trovare (come si dice a Napoli) “la pezza a colore” e a cadere in piedi. Questa volta però è stato un pò diverso, avevo tanta di quella paura di fare una mega figuraccia che mi sono bloccata nel bel mezzo dell’esposizione: i 15 secondi più lunghi della mia vita. Un blocco totale, la voce finita nel più profondo dello stomaco, le mani che tremavano e occhi impazziti. Gli occhi di tutti, occhi avanti, occhi indietro, occhi ovunque. Occhi chiusi. Occhi che pensavano ad una persona speciale, che era lì dietro di me, che aveva detto di essere orgogliosa di me, la prima ad avermelo detto, e che non poteva essere delusa. E allora di nuovo giù a parlare descrivere e spiegare ad una commissione che sembrava addirittura interessata e che sono riuscita a far ridere… con una battuta improvvisata!

Eccoci qua, affannati, sudati, speranzosi, stremati a volte demoralizzati ma mai arresi, tutti in fila a correre, uno dietro l’altro, ognuno con la sua bottiglina d’acqua quasi finita, scarpette comode e leggere, magari fossero stati pattini a rotelle avremmo fatto prima, pantaloncini e fascia in testa per tirare indietro i capelli, tutti a correre a pochi passi dall’ennesimo traguardo. Qualcuno si è fermato prima, qualcuno è rimasto indietro, qualcuno ha fatto un gran recupero all’utimo minuto e altri sono pronti per lo sprint finale. Tutti a correre si, ma per cosa?!Gli ultimi sforzi, che poi si sa, sono tutta formalità.

Lo sforzo è quello dell’inizio, partire bene, e ancora di più non rallentare durante il cammino, tenere la corsa, prendere fiato si, ma senza fermarsi, non perdere il ritmo, con costanza dilazionare lo sforzo e mettere il turbo all’ultimo kilometro! tutto per cosa? tagliare un traguardo e… iniziare da capo!