
La fine di un’epoca, la fine delle belle vacanze, dei viaggi con la famigliola al completo, la fine di migliaia di km macinati come se niente fosse, delle litigate con la sorellona per chi doveva sedere dalla parte del finestrino, del “partiamo di notte così le bimbe dormono”, del tetris con i bagagli, dell’arriviamo finchè possiamo e sostiamo una notte in autogrill finchè siamo in Italia che domani si riparte presto, con i camion. La fine del “non vedo l’ora di arrivare”, sì ma di arrivare dove? bhò non s’è mai capito!si partiva con una meta e s’arrivava chissà dove e chissà come. Un furgoncino che viaggiava senza stancarsi, senza affannare, certo il massimo erano i 100 all’ora ma solo se in discesa e col vento a poppa. Un furgoncino che in Italia si rifiutava di camminare ma che una vola passato il confine si scatenava, sulle 4 corsie della germania, della francia. Ma non c’era mai fretta. kilomentri e kilomentri fatti per rilassarsi, per stare insieme, almeno un mese intero, perchè dopo 9 di solo lavoro e sola scuola, se lo meritano tutti. Un intero mese di battibbecchi, di risate, di curiosità, di papà che guida e la notte russa al piano di sopra, di mamma che prepara le colazioni, panini, frittatine e caccia fuori i principini così le bimbe stanno buone che il viaggio è lungo. E ancora… le code di notte aspettando l’imbarco, camper, roulotte, camion e auto varie tutti in fila ordinatissimi, e gli sbarchi ancora meglio! sempre d’avanti alla carovana ad aspettare che il muso della nave lasciasse uscire i turisti curiosi. Corsica, Grecia, Croazia, quando mi andava bene, e sennò le capitali le coste dell’Oceano, la Finandia e il circolo polare, la casa di Babbo Natale, la Spagna, quasi tutta, la Normandia e lo sbarco, la Turchia, Istambul quando ancora si poteva, l’olanda e i suoi campi di tulipani, infiniti, il belgio, Berlino l’anno dopo la caduta del muro, rimasta nel cuore, con Parigi e il Louvre, e Bilbao con la festa dell’indipendenza e il Gughenaim, l’Ile d’Oleròns, e poi Praga, e l’Austria, quasi tutta che tanto è piccola si fa in fretta a girarla. E’ finita l’epoca dei campeggi, del trova la piazzola giusta, del “siamo in discesa”, del va a prendere l’acqua, andate a lavare i piatti, no, non mi va, vacci tu. Delle zanzare che ti ronzano nelle orecchie di notte, che per schiacciarle beccavi tua sorella in faccia, di papà che prepara la brace che oggi ha pescato un pesce, che ha beccato un bel polipo, e di mamma che spalma il dopo sole sulle spalle bruciacchiate dal sole, che prepara la borraccia. E come dimenticare le passeggiate nei bochi, immersi nella natura, sfiancanti scarpinetti del chi si ferma è perduto, del non parlare e cammina, del non ti lamentare che dove lo vedi a Napoli tutto questo verde, dei laghi vulcanici che per arrivarci hai voglia a camminare, del risaliamo il fiume e poi facciamoci il bagno, dell’acqua gelata dei torrenti, delle sorgenti. E ancora delle giornate nei musei, nelle chiese, di guarda questo e guarda quello, di Picasso di Matisse di Mirò che a 5 anni già dipingeva, di Van Gogh e dei suoi coltivatori di patate, altro che girasoli e poi l’arte moderna e la contemporanea “e che roba è?lo so fare pure io!e dai ma andiamo al mare…”

Anche quest’era è finita… i viaggi con la famiglia in giro e all’avventura su un Volksvagen dell’83 che ogni tanto perdeva qualche pezzo ma che non si fermava mai, ci portava ovunque volessimo, del frigo che deve stare all’ombra, del tetto di tela che quando piove si tira giù che sennò s’inzuppa e si dorme tutti giù un pò stretti, delle ruote he si bucano, delle officine di strada, dei pezzi di ricambio.
Non credevo ci si potesse afezionare così tanto ad un oggetto. Un furgoncino così piccolo che portava con sè gran parte dei miei ricordi più belli… 18 anni di ricordi… ed ora è pronto a regalarne altri a qualche altro bambino che a bocca aperta si fermerà davanti a qualche spettacolare panorama e incantevole monumento con la sua famiglia e crescerà soprattutto grazie a tutto ciò!